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Borghi: Dalle sponde del lago Arancio. Sambuca
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Borghi: Dalle sponde del lago Arancio. Sambuca

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Dalle sponde del lago Arancio, Sambuca appare come un guanto di case adagiato sul dorso lievemente curvo di una collina.

Avvicinarsi a Sambuca per questa via, rigogliosa di filari di vite che in schiera ordinata digradano verso il lago, permette di coglierne subito uno dei profili migliori: borgo ancora sospeso tra il ritmo naturale della campagna e gli agi moderni del paese urbanizzato, tra la polvere che si solleva dal selciato e la mole degli stabilimenti che producono varietà di vino tra le migliori in Sicilia.

lago arancio sambuca

Il lago Arancio è in verità un bacino artificiale nato per scopi irrigui negli anni ’50 del secolo appena trascorso e oggi gestito dalla Lipu per preservarne l’importante valore naturalistico.

Il lago pare immerso in un vapore fiabesco quando, in coincidenza con l’abbassamento del livello delle acque, emergono dal suo ventre i resti del Fortino di Mazzallakkar, un castelletto arabo sorto dopo la fondazione di Sambuca.

Con i ruderi delle sue torri e della porzione di muraglia che hanno resistito al logorio del tempo e alla presa fatale dell’acqua, il fortino può ergersi a rappresentazione emblematica della tenacia di questa gente, la popolazione del Belice che ha saputo rinascere dalle macerie di un terremoto devastante (gennaio 1968).

 

fortino mazzallakkar sambuca

A poca distanza da qui, recentemente, è stato rinvenuto un antico palmento ellenistico che testimonia il radicamento della cultura del vino in questi territori e che ha dato ulteriore forza alla presenza di Sambuca nell’itinerario “Iter Vitis” promosso dalla Comunità Europea. Miracolo di un borgo che difende la sua intima e feconda dimensione lillipuziana senza rinunciare ai venti e al fermento di geografie più ampie e ariose.

Sambuca nasce Zabut, importante presidio arabo di cui oggi restano tracce suggestive nello storico quartiere saraceno, caratterizzato dalle “sette vanedde”, un intrico di viuzze impreziosito dallo stupendo prospetto della Chiesa del Rosario e dalla Cava della Purrera. La cava scavata nel tufo da cui si estraevano i conci da costruzione è oggi meraviglioso scrigno dell’Enoteca dei Rossi, una sorta di “biblioteca del vino” nei cui scaffali al posto dei libri vi sono ovviamente le bottiglie delle principali produzioni di vino rosso delle Terre Sicane.

Tra i vicoli saraceni, in una notte buia, non sarà impossibile sentire sibilare, come narra la leggenda, i fantasmi dei guerrieri arabi in lamento per la sconfitta patita ad opera dei cavalieri normanni.

Lungo il corso principale, Corso Umberto I, che taglia Sambuca come due spicchi di mela, è una continua sorpresa: dal magnifico teatro di fine ottocento “L’Idea”, il secondo per capienza di tutta la provincia di Agrigento, voluto e costruito direttamente dalla comunità locale e solo in un secondo momento divenuto comunale; al pregevole Museo Gianbecchina, tempio laico dell’opera del famoso pittore novecentesco sambucese, cantore dolente e appassionato di un mondo di vinti in cerca di riscatto; sino all’incredibile, e unico nel suo genere, Museo Tessile Sylvie Clavel, artista francese da tempo residente a Sambuca, che crea sculture tessili a dimensione d’uomo sostenute unicamente da un’intelaiatura di nodi, ispirandosi ad una sapiente tradizione artistica orientale.

scultura tessile Sylvie Clavel

Quasi addossata alla piazza centrale, dove una scultura bronzea raffigurante una lumaca gioca con l’antica nomea di “babbaluciari” dei sambucesi e nello stesso tempo evoca le tante virtù della lentezza, si ritaglia uno spazio apparentemente modesto la Chiesa di Santa Caterina, che al suo interno s’accende invece del contrasto tra lo sfolgorio di stucchi sontuosi e l’ombra che avvolge la navata scarsamente illuminata, contrasto che mette in scena, con evidenza quasi palpabile, la lotta tra il bene e il male.

 

chiesa santa caterina

 

L’atmosfera da confessionale medievale della Chiesa di Santa Caterina si distende e scioglie nella chiarezza e nelle geometrie del dirimpettaio duomo del Carmine, dove è custodita la Madonna dell’Udienza (di scuola gaginiana se non proprio di Antonello Gagini), issata in processione a maggio in una delle feste di fede popolare più sentite e partecipate di tutta la Sicilia occidentale. L’illuminazione alla veneziana, un tempo a candela, dipinge le notti di festa di cromie variopinte, con le screziature del vetro di Murano ad accompagnare, soffice sguardo aereo, canti e passi felpati di confraternite e fedeli.

 

chiesa del carmine (duomo)

 

Procedendo lungo il corso, in un andamento che ha il brivido di un’ascensione, si arriva infine a Piazza Belvedere, magnifica terrazza (ove un tempo sorgeva il castello arabo di Zabut) come sospesa su un semicerchio di colline, alture, rilievi che stemperano le loro spigolosità nel cielo e da cui gli altri paesi, in lontananza, appaiono come molliche di pane su una tavola imbandita di colori.

 

 

paesaggio sambuca di sicilia

Sambuca non finisce qui: in cima a Monte Adranone, a quasi 800 metri d’altezza, squaderna, nel boato dei venti, le vestigia di civiltà antiche: greci e cartaginesi si avvicendarono su questo acrocoro ricco di testimonianze archeologiche di notevole importanza, che si erge come un trono di roccia in un’atmosfera tra miraggio evanescente e petrosità remota e immutabile.

paesaggio adranone

I reperti del sito archeologico sono esposti nel pregevolissimo Museo di Palazzo Panitteri, edificio nella cui nobiltà delle forme vivono ancora i fasti di una comunità che nel tempo ha saputo produrre artisti (Fra’ Felice da Sambuca), intellettuali (Emanuele Navarro della Miraglia), imprenditori (il fondatore dalla multinazionale Engineering) e financo politici (l’On. Montalbano) che hanno dato lustro al borgo.
Non si può lasciare Sambuca senza aver prima assaggiato il dolce tipico del luogo, la “Minna di Virgini”, dolce a forma di seno dall’irresistibile farcitura di crema di latte, zuccata, scaglie di cioccolato fondente, essenza di fiori di garofano e cannella.
Il dolce non vi resterà sullo stomaco, Sambuca vi resterà nel cuore.

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